Film nei cinema di Treviso

TITOLO CINEMA ORARI
The Box

Multiplex Cinecity

20:00 22:30

Un film di Richard Kelly, con: Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella, James Rebhorn, Holmes Osborne, Sam Oz Stone, Scott Winters, Sam Blumenfeld, Mark S. Cartier, Kevin Robertson, Gillian Jacobs, Michael Zegen, Celia Weston, Deborah Rush, Lisa K. Wyatt, Andrew Levitas, Basil Hoffman, Michele Durrett, Jenna Lamia, Ian Kahn, John Magaro, Frank Ridley, Kevin DeCoste, Ryan Woodle, Allyssa Maurice, Sal Lizard, Evelina Oboza

Continue stranezze e inquietanti bizzarrie ravvivano un racconto fin troppo lineare
Norma ed Arthur Lewis sono una coppia dei sobborghi con un giovane figlio, che riceve un semplice contenitore di legno per regalo, ma questo comporterà fatali e irrevocabili conseguenze.
di Rudy Salvagnini

Richard Kelly aveva stupito al suo esordio con un film affascinante e inafferrabile come Donnie Darko. Poi si era un po’ perso con un’opera ambiziosa e in parte irrisolta, Southland Tales. Dopo il flop commerciale di Southland Tales, The Box sembra essere un run for cover, una ricerca di qualcosa di familiare e affine, ma nello stesso tempo accattivante per il pubblico, basato su un’idea forte e di sicura presa. Lo spunto viene da un fulminante racconto di Richard Matheson, maestro dell’horror e dell’insolito, capace di creare incubi apocalittici come Io sono leggenda e sottili parabole paranoiche in innumerevoli racconti che talvolta hanno dato origine a indimenticabili episodi della serie televisiva Ai confini della realtà. Per noi italiani, l’idea di partenza è familiare per la commedia musicale "Un mandarino per Teo" (diventata anche un film di Mario Mattoli del 1960), ma ha origini ancora più antiche, tra rimandi letterari vari. Resta il fatto che lo spunto è brillante e si presta a più di qualche osservazione sul rapporto che lega la natura umana al desiderio di ricchezza. Arlington Steward è misteriosamente resuscitato in ospedale dopo essere stato colpito da un fulmine e, costruito un apparecchio dallo scopo ignoto, se n’è andato. Virginia, 1976. Prima dell’alba il campanello di casa Lewis suona svegliando i coniugi Norma e Arthur. Aperta la porta, Norma trova un pacchetto. Si sveglia anche il figlioletto Walter, incuriosito. Nel pacchetto c’è una strana scatola e un biglietto: il signor Steward chiamerà alle cinque del pomeriggio. Arthur lavora a un progetto della Nasa il Viking è atterrato su Marte ed è totalmente preso dal lavoro. Norma, insegnante, è alle prese con altri problemi ed è sola in casa quando arriva puntuale il signor Steward, con il volto in parte sfigurato dal suo incontro ravvicinato con il fulmine. Spiega a Norma che se preme il pulsante che sovrasta la scatola provocherà la morte di uno sconosciuto e guadagnerà un milione di dollari. Se invece rinuncerà a premerlo, riceverà cento dollari per il disturbo. Ventiquattro ore per decidere. Norma ha un problema a un piede causato da quello che oggi si definirebbe un caso di malasanità, mentre Arthur viene rifiutato come astronauta. Entrambi hanno quindi motivi per avercela con la sorte. Davanti a loro una decisione assurda che però prendono sempre più sul serio, tentati dal denaro e dalla voglia di scoprire la verità. Dopo tanto parlare, Norma preme il pulsante quasi d’impulso. Ma questo è solo l’inizio. Inquietanti bizzarrie e suggestive stranezze sono disseminate per tutto il film a dare un tono singolare alla vicenda. Frank Langella, con il volto mezzo mangiato, è una presenza sinistramente toccante resa ancora più significativa dalla recitazione urbana e contenuta dell’attore. Il dilemma e il problema etico sono però affrontati dal film con un tono banale che non aiuta a valorizzarne la portata e non ne accresce la drammaticità. Il miraggio della ricchezza può corrompere chiunque, ma questa non è una novità. Una famiglia tutto sommato benestante con qualche problema, ma chi non ne ha? cede alle lusinghe dei soldi per soddisfare bisogni che potrebbe affrontare diversamente, come il plantare speciale ideato da Arthur per Norma dimostra. Ed è proprio questo il punto del film, che si allarga verso una riflessione più ampia. Quella che sembrava una “semplice” questione morale individuale prendere la vita di uno sconosciuto in cambio di molti soldi si rivela qualcosa di più complesso. Il clima si fa progressivamente sempre più angoscioso. Indizi e trabocchetti si moltiplicano in una situazione nella quale anche la solidarietà tra i coniugi sembra incrinarsi. La paranoia tipicamente mathesoniana prende possesso del film, con i protagonisti circondati da allusioni, minacce, inquietudini che invadono improvvisamente il tranquillo contesto in cui sono abituati a vivere. Tutti sembrano nascondere qualcosa, la città sembra percorsa da una cospirazione globale. Fidati solo di te stesso, è la filosofia, ma a volte nemmeno quello è sufficiente. Il tutto immerso in un periodo storico preciso, che ci sembra lontano, con le sue speranze e le sue pulsioni verso lo spazio esterno. Però il dramma non riesce a superare la barriera di un’esteriorità schematica e a far sentire il problema morale come vero e vivo. Qualche spunto metafisico cade un po’ piatto nel calderone di sottintesi e sottotesti a cercare di complicare qualcosa che resta nella sostanza sin troppo lineare. Il clima narrativo sa di artificioso e la vicenda non propone soluzioni finali di particolare inventiva. Questo è in fondo il difetto principale di un film che mette molta carne al fuoco e crea un clima di angoscioso mistero, ma poi non sa risolverlo se non nel modo più semplice. Vai alla scheda su Mymovies.it

The Box

Verdi Multisala

Corso Multisala

19:30 21:45

17:30 19:45 22:00

Un film di Richard Kelly, con: Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella, James Rebhorn, Holmes Osborne, Sam Oz Stone, Scott Winters, Sam Blumenfeld, Mark S. Cartier, Kevin Robertson, Gillian Jacobs, Michael Zegen, Celia Weston, Deborah Rush, Lisa K. Wyatt, Andrew Levitas, Basil Hoffman, Michele Durrett, Jenna Lamia, Ian Kahn, John Magaro, Frank Ridley, Kevin DeCoste, Ryan Woodle, Allyssa Maurice, Sal Lizard, Evelina Oboza

Continue stranezze e inquietanti bizzarrie ravvivano un racconto fin troppo lineare
Norma ed Arthur Lewis sono una coppia dei sobborghi con un giovane figlio, che riceve un semplice contenitore di legno per regalo, ma questo comporterà fatali e irrevocabili conseguenze.
di Rudy Salvagnini

Richard Kelly aveva stupito al suo esordio con un film affascinante e inafferrabile come Donnie Darko. Poi si era un po’ perso con un’opera ambiziosa e in parte irrisolta, Southland Tales. Dopo il flop commerciale di Southland Tales, The Box sembra essere un run for cover, una ricerca di qualcosa di familiare e affine, ma nello stesso tempo accattivante per il pubblico, basato su un’idea forte e di sicura presa. Lo spunto viene da un fulminante racconto di Richard Matheson, maestro dell’horror e dell’insolito, capace di creare incubi apocalittici come Io sono leggenda e sottili parabole paranoiche in innumerevoli racconti che talvolta hanno dato origine a indimenticabili episodi della serie televisiva Ai confini della realtà. Per noi italiani, l’idea di partenza è familiare per la commedia musicale "Un mandarino per Teo" (diventata anche un film di Mario Mattoli del 1960), ma ha origini ancora più antiche, tra rimandi letterari vari. Resta il fatto che lo spunto è brillante e si presta a più di qualche osservazione sul rapporto che lega la natura umana al desiderio di ricchezza. Arlington Steward è misteriosamente resuscitato in ospedale dopo essere stato colpito da un fulmine e, costruito un apparecchio dallo scopo ignoto, se n’è andato. Virginia, 1976. Prima dell’alba il campanello di casa Lewis suona svegliando i coniugi Norma e Arthur. Aperta la porta, Norma trova un pacchetto. Si sveglia anche il figlioletto Walter, incuriosito. Nel pacchetto c’è una strana scatola e un biglietto: il signor Steward chiamerà alle cinque del pomeriggio. Arthur lavora a un progetto della Nasa il Viking è atterrato su Marte ed è totalmente preso dal lavoro. Norma, insegnante, è alle prese con altri problemi ed è sola in casa quando arriva puntuale il signor Steward, con il volto in parte sfigurato dal suo incontro ravvicinato con il fulmine. Spiega a Norma che se preme il pulsante che sovrasta la scatola provocherà la morte di uno sconosciuto e guadagnerà un milione di dollari. Se invece rinuncerà a premerlo, riceverà cento dollari per il disturbo. Ventiquattro ore per decidere. Norma ha un problema a un piede causato da quello che oggi si definirebbe un caso di malasanità, mentre Arthur viene rifiutato come astronauta. Entrambi hanno quindi motivi per avercela con la sorte. Davanti a loro una decisione assurda che però prendono sempre più sul serio, tentati dal denaro e dalla voglia di scoprire la verità. Dopo tanto parlare, Norma preme il pulsante quasi d’impulso. Ma questo è solo l’inizio. Inquietanti bizzarrie e suggestive stranezze sono disseminate per tutto il film a dare un tono singolare alla vicenda. Frank Langella, con il volto mezzo mangiato, è una presenza sinistramente toccante resa ancora più significativa dalla recitazione urbana e contenuta dell’attore. Il dilemma e il problema etico sono però affrontati dal film con un tono banale che non aiuta a valorizzarne la portata e non ne accresce la drammaticità. Il miraggio della ricchezza può corrompere chiunque, ma questa non è una novità. Una famiglia tutto sommato benestante con qualche problema, ma chi non ne ha? cede alle lusinghe dei soldi per soddisfare bisogni che potrebbe affrontare diversamente, come il plantare speciale ideato da Arthur per Norma dimostra. Ed è proprio questo il punto del film, che si allarga verso una riflessione più ampia. Quella che sembrava una “semplice” questione morale individuale prendere la vita di uno sconosciuto in cambio di molti soldi si rivela qualcosa di più complesso. Il clima si fa progressivamente sempre più angoscioso. Indizi e trabocchetti si moltiplicano in una situazione nella quale anche la solidarietà tra i coniugi sembra incrinarsi. La paranoia tipicamente mathesoniana prende possesso del film, con i protagonisti circondati da allusioni, minacce, inquietudini che invadono improvvisamente il tranquillo contesto in cui sono abituati a vivere. Tutti sembrano nascondere qualcosa, la città sembra percorsa da una cospirazione globale. Fidati solo di te stesso, è la filosofia, ma a volte nemmeno quello è sufficiente. Il tutto immerso in un periodo storico preciso, che ci sembra lontano, con le sue speranze e le sue pulsioni verso lo spazio esterno. Però il dramma non riesce a superare la barriera di un’esteriorità schematica e a far sentire il problema morale come vero e vivo. Qualche spunto metafisico cade un po’ piatto nel calderone di sottintesi e sottotesti a cercare di complicare qualcosa che resta nella sostanza sin troppo lineare. Il clima narrativo sa di artificioso e la vicenda non propone soluzioni finali di particolare inventiva. Questo è in fondo il difetto principale di un film che mette molta carne al fuoco e crea un clima di angoscioso mistero, ma poi non sa risolverlo se non nel modo più semplice. Vai alla scheda su Mymovies.it

Toy Story 3 - La grande fuga

Teatro Cristallo

Italia-Eden

Verdi Multisala

Corso Multisala

Multiplex Cinecity

Multiplex Cinecity

Multiplex Cinecity

Multiplex Melies

21:30

21:00

19:00 21:30Versione 3D:

17:30 19:45Versione 3D:

20:00 22:30

20:10 22:20

19:00 21:30

20:15 22:40

Un film di Lee Unkrich, con: Tom Hanks, Michael Keaton, Joan Cusack, Tim Allen, John Ratzenberger, Wallace Shawn, Don Rickles, Ned Beatty, Jodi Benson, Estelle Harris, Timothy Dalton, John Morris, Jeff Garlin, Bonnie Hunt, Kristen Schaal, Whoopi Goldberg, Blake Clark, Laurie Metcalf, Jack Angel, R. Lee Ermey, John Cygan, Richard Kind, Erik Von Detten, Jan Rabson, Teddy Newton, Bud Luckey, Lori Alan, Jeff Pidgeon, Beatrice Miller, Emily Hahn, Amber Kroner, Brianna Maiwand, Jack Willis, Charlie Bright, Javier Fernandez Pena

Una trama più complessa per un terzo capitolo vitale, spassoso e mai così commovente
Andy, il proprietario di Woody, di Buzz Lightyear e del resto dei giocattoli è cresciuto, e, in procinto di partire per il college, regala i suoi amici ad un asilo infantile.
di Gabriele Niola

Consigliato: Assolutamente Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Andy è in partenza per il college, sta svuotando la sua stanza e la madre lo obbliga a scegliere che fare dei vecchi giocattoli. Loro, i giocattoli, già conoscono il proprio destino, da anni Andy non gioca più come lo vediamo fare nella fenomenale sequenza d'apertura (un gioiello di racconto caotico infantile), volubili come sono però rimangono offesi dal trattamento riservatogli e quando un malinteso li fa finire nello scatolone destinato all'asilo di Sunnyside prendono l'evento di buon grado. Solo Woody, testardo, irriducibile e affezionato, continua a credere che il loro posto sia con il padrone. Gli altri lo capiranno quando scopriranno come in realtà Sunnyside sia una prigione dalla quale è impossibile evadere, gestita con pugno di ferro da una congrega di giocattoli feriti dall'abbandono dei propri padroni. Ancora una volta un road movie, l'impianto che sottende quasi ogni film dello studio di John Lasseter, ovvero la riconquista del proprio spazio vitale e di un nuovo equilibrio attraverso un clamoroso quanto improbabile "ritorno", compiuto per amore di qualcuno. Un viaggio che come sempre è anche movimento interiore e la cui imponente distanza è metafora dei sentimenti che agiscono quegli esseri minuscoli inseriti in spazi immensi. Woody e compagni già erano tornati a casa per ben due volte attraversando distanze impensabili per un giocattolo, questa volta devono anche evadere da un asilo che di notte diventa un carcere (bellissimo come elementi che di giorno hanno un senso con l'illuminazione notturna sembrino parti di una galera). Potendosi permettere il lusso di non dover introdurre dei personaggi già noti il film si concentra sui nuovi comprimari, tutti dotati di personalità in linea con il genere carcerario (tranne Ken e Barbie straordinari outsider a modo loro), e affronta con più complessità la mitologia della serie, cioè quale sia il rapporto dei giocattoli con i propri padroni. Devono rimanergli accanto a tutti i costi? Possono ribellarsi? Hanno diritto a sentirsi feriti? La Pixar sembra sostenere di no, parteggiando a prescindere con i bambini e non con i protagonisti. Al terzo film la serie di Toy story invece che afflosciarsi si dimostra ancora vitale, anche in virtù della maturità sempre maggiore dello studio di produzione, forse abbiamo visto film Pixar più solidi di questo ma dal punto di vista visivo si toccano nuove vette utilizzando le innovazioni raggiunte nelle opere precedenti come la ormai piena padronanza (tecnica ma anche espressiva) di diverse tipologie di filtri che scimmiottano gli obiettivi delle macchine da presa come si vede nelle scene di caos infantile all'asilo. Nonostante sia parlato Toy story 3 è un film che comunica quello che conta solo visivamente, capace di smuovere lo spettatore con un raggio di sole al tramonto che entra dalla finestra o con lo sguardo colmo di sentimenti complicati, oscillanti tra paura e solidarietà, di un personaggio digitale posto di fronte alla sua ineluttabile fine, mano nella mano con i propri compagni. Sembra straordinaria abilità recitativa ma è in realtà scrittura per immagini e musica, non si tratta dell'espressività di sintesi di cui sono capaci i computer Pixar ma del culmine narrativo raggiungibile di un arte audiovisuale che non abbisogna di parole. Portate i fazzoletti. Vai alla scheda su Mymovies.it

Predators

Multiplex Melies

Multiplex Cinecity

Verdi Multisala

20:10 22:30

20:00 22:30

19:30 21:45

Un film di Nimród Antal, con: Adrien Brody, Alice Braga, Laurence Fishburne, Topher Grace, Danny Trejo, Walton Goggins, Mahershalalhashbaz Ali, Oleg Taktarov, Louis Ozawa Changchien, Brian Steele, Carey Jones, Derek Mears

Predator è tornato: il terzo capitolo della saga è all'altezza del modello originale
Una squadra di guerrieri d'élite viene rapita da una razza aliena e diventa preda di un gruppo di segugi spietati chiamati Predators.
di Gabriele Niola

Consigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Su un pianeta lontano la razza dei Predator ha creato il suo Colosseo senza pubblico. Raccolgono e ammassano esemplari di altre razze (per quanto ne sappiamo più che altro umani), li gettano nella foresta senza spiegazioni e gli danno la caccia apprendendo da loro tecniche e strategie. Quando sul pianeta arriva un gruppo eterogeneo composto da guerriglieri, soldati e mercenari, tutti a modo loro dei predatori nella loro vita terrestre, la faccenda si complica perchè pur non conoscendosi collaboreranno al fine di evitare di cadere vittime e tornare sul pianeta d'origine. Arrivata al quinto film la saga di Predator, diventata tale solo negli ultimi anni in virtù di una serie di sequel non autorizzati, blandamente attesi e male accolti dagli appassionati, sembra ritrovare lo smalto originale. Dopo un sequel urbano e due altri film in cui addirittura si tentava il crossover con un'altra saga di carattere alieno ora, grazie alla coerenza di Robert Rodriguez si torna al vero senso della storia: raccontare una storia di giungla e caccia, di umanità e nemici nell'ombra. Sebbene negli ultimi anni i progetti nostalgici di Rodriguez non abbiano sempre brillato per autonomia rispetto ai modelli ricalcati, questa volta, anche in virtù della scelta (forzata) di abdicare il ruolo di regista ad un abilissimo mestierante quale è Nimrod Antal, il risultato è al di là di ogni aspettativa. Predators individua la giusta distanza dal modello originale, ne comprende la forza immediata e l'importanza della presenza fisica dei personaggi ma non lo replica pedissequamente, ne cita score e sequenze cardine ma riuscendo a farne un uso diverso, porta avanti la mitologia interna della saga ma senza dimenticare il motivo per il quale in origine si è raccontata quella storia. Con una macchina da presa dalla mobilità insolitamente controllata per il genere, Nimrod Antal dimostra di avere qualcosa da dire e di volerlo fare con la messa in scena. Non pone l'accento nè sui protagonisti, nè sui (ben più venerati) cattivi della serie ma sul contesto: la foresta, il pianeta alieno, l'assedio, il predatore che, diventato preda, è costretto ad una caccia inversa. Il risultato è che il film non sembra farsi troppe domande, come è giusto che sia, parte con un attacco fulminante (i migliori primi 120 secondi degli ultimi 10 anni), che è subito una dichiarazione d'intenti, e finisce aprendo a possibili sequel; pretende un aumento di massa muscolare da Adrien Brody e poi lo schiaccia contro gli elementi della natura, lo priva progressivamente delle armi, dei compagni e delle tecnologie ma non opera quella regressione allo stato animale attraverso la quale McTiernan scovava l'elemento umano primigenio e il succo del conflitto con l'alieno, inteso come "altro". Visti i risultati e l'indubbia bravura nell'assemblare forze e talenti (Brody è insospettabilmente perfetto), forse Robert Rodriguez dovrebbe dedicarsi anima e corpo al mestiere di produttore. Vai alla scheda su Mymovies.it

Solomon Kane

Multiplex Melies

Multiplex Cinecity

20:10 22:30

20:00 22:30

Un film di Michael J. Bassett, con: James Purefoy, Max von Sydow, Rachel Hurd-Wood, Patrick Hurd-Wood, Pete Postlethwaite, Alice Krige, Jason Flemyng, Mackenzie Crook, Philip Winchester, Ian Whyte, Andrew Whitlaw, Anthony Wilks, Mark O'Neal, Gordon Truefitt, Thomas McEnchroe, Robert Orr, Marek Vasut, Richard Ryan, Philip Waley, Christian Dunckley Clark, James Babson, Laura Baranik, Geoff Bell, Matthew Blood-Smyth, Brian Caspe, John Comer, Ryan James, Rory McCann, Andrea Miltner, Kenny Mitchell, Stewart Moore, Beryl Nesbitt, Samuel Roukin, Robert Russell, Ben Steel, Lucas Stone

Spettacolo e meravigliose ambientazioni per una vicenda non troppo originale
Il brutale guerriero Solomon Kane e la sua banda di saccheggiatori si avviano verso una sanguinosa battaglia in un'esotica città del Nord Africa.
di Giancarlo Zappoli

Solomon Kane è stato un mercenario al servizio di Elisabetta I di Inghilterra. Ha ucciso senza alcuno scrupolo fino a quando non ha incontrato le forze degli Inferi e ha capito di dover diventare un uomo di pace se non voleva perdere la propria anima. Ora, allontanato dal convento in cui aveva trovato rifugio, si trova a dover difendere una fanciulla figlia di chi gli ha dato fiducia. Dovrà tornare ad uccidere. Alla base dello script c'è un personaggio creato dallo stesso autore che ha inventato Conan il Barbaro: Robert E. Howard. Di tempo ne è passato sugli schermi e la tecnologia disponibile oggi non è quella di un passato pur recente ma che resta comunque passato. Rimane però intatta la voglia di fare spettacolo quasi allo stato puro. Michael J.Bassett trova in James Purefoy (da ricordare come Marco Antonio nella serie Roma) il giusto physique du role. La vicenda non brilla di particolare originalità riproponendo le Forze del Male in modo potremmo dire quasi classico. Cosa distingue allora questo personaggio alla ricerca di se stesso da tanti altri visti nei fantasy di qualità più o meno alta? La differenza sta non tanto negli effetti speciali quanto piuttosto nella descrizione di un'epoca dominata (notiamo bene: in Inghilterra non nella tradizionalmente e iconograficamente cupa Europa del Nord continentale). Neve e pioggia si contendono volti e anime così come è quasi tangibile la sensazione di un secolo pervaso da invasioni e da un senso della morte e dell'occulto che va oltre le facili soluzioni. Costumista e scenografo hanno negli occhi la pittura di quel tempo che a volte citano esplicitamente e in altri casi inseriscono a costruire un clima in cui il senso di colpa domina l'umanità e il terrore (originato dagli uomini così come dalle forze sovrannaturali) pervade le fibre di chi ancora è capace di distinguere e deve decidere da quale parte stare. Vai alla scheda su Mymovies.it

Un microfono per due

Multiplex Cinecity

22:30

Un film di Todd Louiso, con: Jason Schwartzman, Ben Stiller, Anna Kendrick, Ebon Moss-Bachrach, Zachary Booth, Gabrielle Dennis, Kelen Coleman, Carissa Capobianco, Amber Wallace, Cullen Moss, Patrick Stogner, Dikran Tulaine, Quentin Kerr, Brandon G. Holley, Kassie Hight, Twyla Banks, Mary Katherine White, Matt Cornwell, Jenny Gulley, Nick Nordella, Lucy Spain, Damien C. Haas, Duncan M. Hill, Brittney McNamara, Aaron Mills, Bridget Gethins, Millard Darden, Austin Herring, Justin R. Kennedy, Kameron King, Tyler O'Neal Easter, Jay Paulson

Una regia inespressiva e incapace di sfruttare le potenzialità di un genere sempreverde
Lo stimato insegnante di canto Professor Gribble promette il successo all'ex studente Marc Pease ma non mantiene la parola data.
di Marianna Cappi

Marc Pease è tra le star del Mago di Oz, il musical che il suo liceo porta in scena sotto la guida del talentuoso signor Gribble. La sera della prima, però, Marc viene colto dal panico da palcoscenico e se la dà a gambe. Per otto anni vive nel sogno di sfondare, grazie alla promessa strappata quella sera ad un disperato Gribble di averlo come manager e produttore del disco d'esordio del suo gruppo a cappella, i Meridian 8, ora ridottisi a 4. Gribble scappa, evita, non risponde, Marc lo insegue e lo venera senza riserve. La delusione sarà grande, improvvisa e terapeutica. Il genere “Saranno Famosi” non è solo imperituro ma è innanzitutto primordiale, connaturato alla natura stessa del mezzo audiovisivo e particolarmente aderente a quello televisivo, che spesso è trampolino di lancio per il salto vero, e non più solo finzionale, al grande schermo, alla notorietà. Sulla scorta di un passato glorioso di titoli e del successo recente del serial Glee, Todd Louiso si fa avanti con due nomi che minacciano di sbaragliare ogni concorrenza: Ben Stiller e Jason Schwartzman; per la prima volta alla voce e alle tastiere il primo, esperto batterista e compositore il secondo. La delusione, in questo caso, si annuncia in sordina, si riconosce presto come il “tema” del film e si rivela con un noioso e svergognato crescendo. D'altronde anche il genere “scolapasta” è molto frequentato e qui tutto fa lentamente, inesorabilmente acqua. Dalla regia inespressiva, che si appoggia appena può alle coreografie dei numeri musicali e non si preoccupa di pensare in proprio, alla sceneggiatura, che si spertica in tautologie quali “non sai cosa vuoi finché non sai cosa vuoi”, adotta l'altoparlante per i sottotesti, si compiace di idee elementari come far passare di ruolo il protagonista da uomo di latta a mago di Oz e butta alle ortiche la scena madre, tanto che vien da chiudere gli occhi per poter conservare miglior ricordo degli attori in campo. Il peccato più difficile da cancellare, però, è il tentato furto del personaggio di Max Fisher a Rushmore. Rapina sventata, per fortuna, per insufficienza artistica delle menti criminali. Vai alla scheda su Mymovies.it

Poliziotti fuori - Due sbirri a piede libero

Italia-Eden

21:15

Un film di Kevin Smith, con: Bruce Willis, Tracy Morgan, Adam Brody, Kevin Pollak, Ana de la Reguera, Guillermo Diaz, Michelle Trachtenberg, Seann William Scott, Jim Norton, Mark Consuelos, Adrian Martinez, Eddie J. Fernandez, Jordan Carlos, Sean Cullen, Stracy Diaz, Eliezer Meyer, Aristedes Philip DuVal, Marshall Factora, Rashida Jones, Susie Essman, Juan Carlos Hernández, Cory Fernandez, Alberto Bonilla, Jason Lee, Francie Swift, Jayce Bartok, Elliot Santiago, John D'Leo, Keith Joe Dick, Marcus Morton, Jacinto Taras Riddick, Robb Cullen, Joey Giambattista, Chazz Menendez

Una coppia di sbirri sulla scia dei classici film polizieschi
Il detective veterano Jimmy Monroe ha bisogno di contanti per pagare l'imminente matrimonio di sua figlia, ma una preziosissima figurina gli viene rubata prima che egli abbia la possibilità di incassare.
di Giancarlo Zappoli

Consigliato: No *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Jimmy e Paul sono due poliziotti in coppia da molti anni. Mentre Paul cerca, nelle sue azioni, di imitare i colleghi della finzione cinematografica e televisiva Jimmy è molto più serio. Dopo aver subito l'esonero dal servizio in seguito a un'operazione non andata a buon fine, i due si trovano sulle tracce di un pericoloso capogang. Inoltre Paul è preoccupato per il presunto tradimento da parte della moglie con il vicino di casa mentre Jimmy deve a tutti i costi ritrovare una preziosissima figurina (che gli è stata rubata nel corso di una rapina) la cui vendita gli permetterebbe di sostenere le spese del lussuoso matrimonio della figlia. Se non fosse in grado di pagare sarebbe il nuovo compagno della ex moglie a farlo, umiliandolo. Se avete già visto coppie di poliziotti buddy buddy (cioè uno che più diverso dall'altro non si può) e sicuramente le avete già viste, sappiate che qui la storia si ripete. Con un'aggravante. Se pensavate che il tempo delle Scuole di polizia fosse ormai definitivamente trascorso Hollywood, in crisi di idee e con un regista che cerca di guardare al proprio passato soffrendo però di una sorta di strabismo, ve ne ripropone una riedizione stringendo sulla ormai narrativamente usurata coppia di sbirri. Perché qui il prologo e l'epilogo finiscono con l'essere emblemi di un modo di pensare al cinema come uno spazio pronto a contenere l'arguzia e l'ovvietà purché il tutto si atteggi a narrazione sopra le righe. Ecco allora l'apertura in cui, nel corso dell'interrogatorio condotto da Paul, vengono snocciolate frasi tratte da numerosi film (divertitevi a riconoscerle) e il finale sui titoli di coda in cui si ricorre al demenziale ospedaliero. Il problema è che la somma di gag, in qualche caso anche divertenti, non produce un totale né originale né tantomeno complessivamente esilarante. Ivi compreso il bambino che calcia il poliziotto (quello nero ovviamente perché fa più ridere (!?)) nelle parti basse. Vai alla scheda su Mymovies.it

Il segreto dei suoi occhi

Multiplex Cinecity

20:05

Un film di Juan José Campanella, con: Ricardo Darín, Soledad Villamil, Guillermo Francella, José Luis Gioia, Pablo Rago, Javier Godino, Carla Quevedo, Rudy Romano, Mario Alarcón, Alejandro Abelenda, Sebastián Blanco, Mariano Argento, Juan José Ortíz, Kiko Cerone, Fernando Pardo, Bárbara Palladino

Sguardi rivelatori per raccontare i drammi della Storia
Benjamín Esposito è alle prese con un caso irrisolto, di una donna violentata e uccisa 25 anni prima quando era un assistente Pubblico Ministero nell'Argentina degli anni '70.
di Nicoletta Dose

Consigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Benjamín Esposito è un assistente del Pubblico Ministero in pensione. Dopo una vita passata a rincorrere assassini decide di dedicarsi completamente alla stesura di un romanzo. Per farlo ripensa al vecchio caso Morales degli anni Settanta, archiviato dalla polizia negli scaffali polverosi dello stato, ma per lui rimasto sospeso in un tessuto di pensieri senza possibilità di scioglimento. La morte della ragazza, stuprata e uccisa brutalmente da un conoscente che rimarrà impunito, lascia nello sconforto Ricardo Morales, il novello marito, apparentemente tranquillo ma in fondo assetato di vendetta. Nel percorso all’indietro di Esposito, si inserisce anche l’amore per Irene, segretaria del Pubblico Ministero, sentimento nato e negato, mai vissuto. Intrappolare Il segreto dei suoi occhi in un solo genere ben codificato sarebbe un’operazione semplicistica e fuorviante. Il film di Juan José Campanella è un thriller dalle implicazioni legali, ma è anche un’opera sentimentale sull’amore impossibile, oltre che una storia politica di denuncia morale. La complessità del racconto, tesa alla dimostrazione dell’impotenza dell’uomo di fronte alla morte, non soffoca però le emozioni ma le incanala in un ingranaggio di sequenze che svela, attraverso i dettagli, la profondità delle trepidazioni dell’anima. L’assassinio di una giovane sposina innocente apre ferite laceranti a chi rimane in vita. E finisce per trasformarsi in un’ossessione non solo per il marito rimasto vedovo, ma anche per Esposito, in qualche modo anch’esso vedovo di un amore sfiorato ma non posseduto. Ritmato dalla presenza di fotografie rivelatrici (Eros e Thanatos negli occhi di chi è ritratto), l’andamento narrativo stempera la gravità del tema della morte, inserendo momenti di leggerezza di grande raffinatezza stilistica, dettati dall’ironia. Gli avvenimenti si concatenano l’uno con l’altro, scorrono lungo la via del tempo, mettendo a fuoco un particolare momento storico (la dittatura militarista argentina tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta) ma, nell’operazione, si inserisce anche la volontà di rappresentare una storia piccola, tenuta in piedi da pochi personaggi, per riflettere sul comportamento umano universale. Questo equilibrio tra privato e pubblico è la forza del film, un contenitore di emozioni che rimane nascosto dentro le mura di stanze buie e palazzi squadrati (le scene importanti sono girate in luoghi chiusi, ad esclusione del piano sequenza allo stadio), ambientazioni simboliche prigioni più che case ospitali – che racchiudono l’ansia del vivere, in attesa di essere raccontata. Anche attraverso la scrittura di un libro. Vai alla scheda su Mymovies.it

Chloe - Tra seduzione e inganno

Multiplex Melies

20:15 22:40

Un film di Atom Egoyan, con: Julianne Moore, Liam Neeson, Amanda Seyfried, Max Thieriot, R.H. Thomson, Nina Dobrev, Mishu Vellani, Julie Khaner, Laura DeCarteret, Natalie Lisinska, Tiffany Knight, Meghan Heffern, Arlene Duncan, Kathy Maloney, David Reale

Egoyan indaga le intemperanze e gli inasprimenti sentimentali, ritrovando un dolce domani
Quando una donna inizia a sospettare che suo marito la tradisca, ingaggia una escort per mettere alla prova la sua fedeltà.
di Marzia Gandolfi

Consigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Catherine è inquieta. Ginecologa di successo, madre di un adolescente e moglie di un professore, è convinta che l'aereo perso dal marito dissimuli un tradimento. David da parte sua incrementa la gelosia della moglie, incoraggiando con sguardi e ammiccamenti studentesse, cameriere, assistenti. Ossessionata e sospettosa Catherine assolda e retribuisce una giovane escort per sedurre il marito e avere i dettagli di un suo potenziale adulterio. Chloe, spregiudicata nei gesti e abile con le parole, avvia il gioco, approcciando David in un caffè e riferendo a Catherine particolari erotici della consumata infedeltà. Tra incertezze e rivalità, desideri e attrazioni niente è come appare e niente andrà come previsto. Chloe, come pure le False verità, segnano uno scarto rispetto alla filmografia di Atom Egoyan, accumulando una serie di elementi di potenziale richiamo, anche pruriginosi, che sembrerebbero distinguerlo dal cinema introverso e problematico del regista armeno canadese. Eppure anche questa volta Egoyan procede costantemente oltre le superfici delle apparenze, insinuando e confermando dietro il glamour, il sesso, la messa in scena della nudità e di rapporti omosessuali, i temi e gli stilemi consueti del suo cinema. Chloe dichiara l'esplorazione del mistero dell'individuo attraverso una composizione non lineare del racconto che rende conto della complessità del reale e della stratificazione temporale dell'esperienza. Egoyan restringe progressivamente il cerchio d'azione e degli spazi, dalla strada alla casa, dalle architetture avveniristiche e dai paesaggi urbani di Toronto agli interni, mettendo a fuoco l'interiorità di personaggi repressi in pubblico e appagati in clandestinità. Mentre lo spazio viene sottoposto a un graduale processo riduttivo, il montaggio si frantuma con l'innesto di flashback e poi si ricompone a delineare l'interfaccia di passato e presente, di ciò che è stato o di ciò che probabilmente non è mai stato. Emotivamente fragili, perduti, ritrovati o sacrificati, i protagonisti di Egoyan precipitano in una crisi esistenziale e sentimentale che esploderà in un conflitto incrociato ed estenuante. Chloe aderisce a un genere preciso e a una drammaturgia riconoscibile: il family melodrama, territorio ideale e privilegiato su cui insediare personaggi a analizzarli al microscopio. Egoyan mette allora in scena l'amore e l'inganno, le scelte affettive sbagliate e l'inevitabile usura del tempo nei legami, il rimpianto per una perfezione che non esiste in un mondo finito e imperfetto e il superamento dei confini dell'altro, della sua intimità e della sua libertà interiore. Adottando il genere che più di altri simula l'ordine della vita, l'autore non è interessato a spiegare, interpretare o risolvere quanto a rappresentare gli scarti immaginari dei sentimenti. Il cuore pulsante di Chloe è Julianne Moore, espressione massima di garbo e grazia, eleganza e sofisticazione, risvegliata dal torpore dei sentimenti dalla ninfetta bionda e splendente di Amanda Seyfried. Tra il corpo musicale di Chloe e i sensi inattivi di Catherine si “accomoda” il marito inafferrabile di Liam Neeson, capace di (ac)cogliere il (ritrovato) dinamismo emozionale della compagna e di ricongiungersi a lei dentro un dolce domani. Vai alla scheda su Mymovies.it

The Twilight Saga - Eclipse

Multiplex Cinecity

Multiplex Cinecity

Multiplex Cinecity

Verdi Multisala

Corso Multisala

Multiplex Melies

Italia-Eden

18:55 22:00

19:10 21:30

20:00 22:30

18:45 21:15

22:00

20:00 22:30

21:05

Un film di David Slade, con: Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Ashley Greene, Bryce Dallas Howard, Billy Burke, Peter Facinelli, Nikki Reed, Kellan Lutz, Jackson Rathbone, Anna Kendrick, Dakota Fanning, Iris Quinn, Catalina Sandino Moreno, Cameron Bright, Elizabeth Reaser, Chaske Spencer, Bronson Pelletier, Alex Meraz, Kiowa Gordon, Tyson Houseman, Gil Birmingham, Tinsel Korey, Jodelle Ferland, Michael Welch, Sarah Clarke, Jack Huston, Justin Chon, Xavier Samuel, Christian Serratos, Daniel Cudmore, Monique Ganderton, Kirsten Prout, Charlie Bewley, Paul Jarrett, Julia Jones, BooBoo Stewart, Leah Gibson, Ben Geldreich, Justin Rain

Tra vampiri e licantropi, il film abbaia ma non morde
Bella ha deciso di voler essere "trasformata", per stare per sempre con Edward, ma l'affetto per l'amico Jacob mette a dura prova la sua certezza. Intanto Victoria la vuole morta, alla guida di un esercito di vampiri accecati dalla sete di sangue.
di Marianna Cappi

Consigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Una serie di omicidi, sparizioni e misteriose disgrazie scuote Seattle e minaccia Forks. I Cullen comprendono in fretta che si tratta di un esercito di NeoNati della loro specie: vampiri da poco trasformati, assetati di sangue, violenti e indomabili. Mentre si domanda chi abbia voluto tutto questo e perché, Bella deve anche fronteggiare l'imminenza del diploma e soprattutto della scelta che ha fatto, una scelta irreversibile, decisa per amore di Edward ma osteggiata dal suo migliore amico, Jacob, che ha promesso di lottare fino all'ultimo per farle cambiare idea. La minaccia esterna impone un'alleanza tra vampiri e licantropi, ma della guerra interna al cuore di Bella può decidere solo lei. È il turno di David Slade. Il britannico entra sulla scena della saga fenomeno di Twilight con passo sicuro e un teaser d'effetto. Promette azione, brivido, batticuore, al passo con un terzo capitolo denso, che sul fronte cartaceo ha fatto incetta di consensi e che del crepuscolo illumina il lato umano, non quello delle creature che si risvegliano col buio ma quello dell'addio al calore del sole (Bella infatti “saluta” la madre e il padre, in alcune prove di commiato che il film gestisce con buon tatto). Eppure, nonostante le dichiarazioni della sceneggiatrice Melissa Rosenberg, che dice di essersi trovata a dover caricare la prima parte poiché il libro concentrava l'azione solo in vista dell'epilogo, il film quasi a ragione, poiché il cinema non può e non dev'essere letteratura teletrasportata mostra in apertura di possedere delle buone carte salvo poi spenderle sbrigativamente, a chiusura di un remunerativo compitino da assolvere con sufficienza. Non è questione di direzione degli attori, ma i personaggi si sono fossilizzati, quasi involuti: che pena le scene nella radura, tra i fiorellini, che magra apparizione quella dei Volturi. Qualcosa continua a far ridere, come la reticenza sessuale di Edward e la squadra di lotta libera a torso nudo di Jacob e sodali; qualcosa pecca platealmente di giovanilismo (la notte nella tenda, rubata alla fantasia di una tredicenne), qualcos'altro sa invece di stantio, come le back stories di Jasper e Rosalie in salsa western e gangster movie, facili incursioni nel repertorio. È il problema del pacchetto nell'insieme, che al di là del vegetarianesimo dei protagonisti e del loro luccicare sovrannaturale, non trova un vero scarto e si lascia sorpassare allegramente dalle variazioni televisive sul tema, ma è anche un problema interno a Eclipse , che ha il merito di lasciarsi indietro la tappa zoppa di New Moon, ma in fondo abbaia e non morde. Vai alla scheda su Mymovies.it

The Losers

Multiplex Cinecity

18:40 20:35 22:30

Un film di Sylvain White, con: Zoe Saldana, Jeffrey Dean Morgan, Chris Evans, Idris Elba, Columbus Short, Óscar Jaenada, Jason Patric, Peter Macdissi, Gunner Wright, Tanee McCall, Peter Francis James, Holt McCallany

Nonostante le somiglianze con l'A-Team il cinefumetto gaudiente di Sylvain White sa sorprendere
Dopo essere stati traditi e lasciati a morire, i membri di una black operation della CIA provano a scovare chi li ha resi i target di un assassinio.
di Gabriele Niola

Un gruppo militare in missione in Bolivia disobbedisce agli ordini della CIA per salvare dei bambini da un bombardamento preordinato. Questi però verranno comunque uccisi e la colpa sarà fatta ricadere su di loro, creduti morti nel medesimo "incidente". In realtà il gruppo cerca di ritornare in patria e rimettere a posto le cose. L'obiettivo ora diventa scoprire chi ha tentato di fregarli e come potersi riprendere la propria vecchia vita assieme all'onore infangato. Nonostante una serie impressionante di somiglianze con il film della serie tv A Team, The Losers viene dall'omonima serie a fumetti DC (divisione Vertigo per la precisione) e non nasconde in alcun modo le proprie origini. Banalmente prologo ed epilogo traboccano di fermo immagine con variazioni grafiche nello stile del fumetto originale, mentre con più genio la direzione e lo spirito generale della pellicola cercano di ricreare le dinamiche che più funzionavano su carta. Nel tripudio di film tratti da fumetti che questi ultimi anni ci stanno regalando, The Losers appartiene alle produzioni meno strombazzate, quelle che prendono le mosse dai fumetti più di nicchia e, come spesso capita, sperimenta un modo di adattare il formato "comic" al formato "film" decisamente più audace. Il risultato è un'opera stilisticamente molto legata alle iperboli dell'action movie che da John Woo a Timur Bekmambetov hanno conosciuto una progressiva banalizzazione, Sylvain White tuttavia rimette in gioco queste stesse carte con rinnovati ardore e sapienza, dimostrando di conoscere bene il limite da non superare anche in uno stile che sembra non conoscerne. Il suo furore estetizzante travolge qualsiasi plausibilità, come si conviene, ma riesce anche a trovare in più di un'occasione momenti di insperato ritmo e originalità, in cui l'azione è funzionale all'estetica dei corpi (e della macchina da presa) in movimento, senza mai sfociare nell'autocompiacimento fine a se stesso. The Losers è un film dinamico e gaudiente che abbraccia moltissime semplificazioni e banalità a favore di un divertimento epidermico, immediato e fieramente spensierato. Non è infatti solo lo stile della messa in scena a guardare ad un certo modo di fare fumetto, anche il disegno delle psicologie, le relazioni tra personaggi e ancora di più il modo in cui è raccontata la storia di perdizione e redenzione del vendicativo gruppo, a guardare molto al modo in cui si fa intrattenimento di rapido consumo nell'industria fumettistica. Ancora una volta però interpretando la traduzione da tavola a pellicola in maniera spudorata, The Losers (e per questo va reso merito alla scrittura di Peter Berg, il quale originariamente doveva anche essere regista del film) riesce a regalare sprazzi di stimolante anticonvenzionalità, come con la caratterizzazione del villain di turno, in bilico tra stereotipo e parodia ma sempre in grado di mantenere fede al suo ruolo. Vai alla scheda su Mymovies.it

Il solista

Multiplex Cinecity

Corso Multisala

20:00 22:20

17:30 19:45 22:00

Un film di Joe Wright, con: Robert Downey Jr., Catherine Keener, Jamie Foxx, Stephen Root, Robyn Jean Springer, Tom Hollander, Lisa Gay Hamilton, Angela Featherstone, Justin Martin, Rachael Harris, Marissa Ghavami, Justin Rodgers Hall, Nelsan Ellis, Matt Besser, Wayne Lopez, Troy Blendell, Aurelius DiBarsanti, David Jean Thomas, Ilia Volok, Lorraine Toussaint, Maggie Wagner, Kokayi Ampah, Patrick Tatten, Marcos De Silvas, Susane Lee

Un genio musicale tra gli homeless di Los Angeles
Il giornalista Steve Lopez diventa amico di un musicista senzatetto che ha studiato alla Julliard, mentre cerca l'ispirazione per un nuovo articolo per il suo giornale.
di Giancarlo Zappoli

2005. Steve Lopez, giornalista del Los Angeles Times, ha due problemi: una rovinosa caduta dalla bicicletta gli ha temporaneamente deturpato mezzo viso e, soprattutto, è a corto di idee per i suoi articoli che sono in presa diretta sulla realtà. Un giorno incontra del tutto casualmente Nathaniel Ayers, un homeless affetto da disturbi psichici che però sa suonare benissimo un violino con due sole corde. Lopez ha così trovato l'ispirazione per i suoi pezzi che riscuotono successo e, al contempo, decide di darsi da fare per Ayers e per quelli che vivono nelle sue condizioni. Inizia con il procuragli un violoncello (strumento che Nathaniel ha studiato) e a cercare di riconciliarlo con il mondo superando i propri fantasmi. Non sarà un'impresa facile. Molti appassionati di cinema (e non solo) ricordano certamente Shine in cui si raccontavano le vicende di un pianista divorato dai propri fantasmi psichici e salvato dall'intervento amorevole ma deciso di una donna. Chi scrive ha avuto l'occasione di conoscere Helfgott ad un concerto e può confermare che sia la lettura cinematografica del suo percorso sia i caratteri della personalità del musicista sono stati resi con grande adesione alla realtà. Chi ha letto la breve sinossi di cui sopra può pensare che ci si trovi, a distanza di anni, dinanzi a un caso molto simile. Nulla di tutto ciò. Perché pur essendo anche questo film ispirato da una storia reale (il vero Ayers compare in una delle scene del film) le dinamiche che la sottendono sono profondamente diverse. Lopez è inizialmente mosso non da sentimenti di compassione ma bensì dalla necessità di trovare una ‘storia' da raccontare ai suoi lettori. Siamo quindi dinanzi alla nascita di un rapporto di reciproca utilità che la regia non tenta mai di forzare lungo le strade della facile commozione. Piuttosto prova ad allargare lo sguardo verso la condizione dei senzatetto che a Los Angeles sono presenti in gran numero e in buona parte rappresentano se stessi nel film. Nessuna voglia di raccontare un percorso dalla strada alla gloria ma piuttosto (grazie alle ottime interpretazioni di Jamie Foxx e di Robert Downey Jr.) il desiderio di mostrare come il lavoro sulle ossessioni di una persona non abbia mai un esito definibile e su come gli esseri umani possano incontrarsi e conoscersi anche a partire da motivazioni che non siano necessariamente altruistiche e, nonostante questo, possano percorrere un tratto di strada insieme provando a farsi del bene a vicenda. Vai alla scheda su Mymovies.it

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